Il Metodo S.T.E.P. – Lo Spazio: il Tuo Primo Alleato

Questo articolo approfondisce il primo pilastro del Metodo S.T.E.P., presentato da MindCo in collaborazione con Luca Torraco: lo Spazio. Il video originale, curato da MindCo con l’intervento di Luca Torraco, esplora perché lo spazio — inteso in senso ampio — è fondamentale per la chiarezza mentale, la gestione dell’energia e il raggiungimento degli obiettivi personali. Qui viene proposta una guida completa, pratica e applicabile subito, per trasformare l’ambiente esterno e interno in un alleato concreto della propria crescita.

Indice

  • Cos’è lo spazio: definizione e aspetti (fisico, mentale, relazionale)
  • Problema: cosa accade quando lo spazio è caotico o incoerente
  • Reazione: come riprendere il controllo dello spazio
  • Strumenti pratici (PNL, coaching, ergonomia e psicologia ambientale)
  • Bias cognitivi legati allo spazio e come superarli
  • Integrare spazio con tempo, energia e programmazione
  • Piano d’azione pratico: sfida di 30 giorni
  • FAQ e ostacoli comuni
  • Conclusione e invito all’azione

Cos’è lo spazio: definizione e aspetti

Il termine “spazio” deriva dal latino spazium, che indica estensione, intervallo, ma anche libertà di movimento. Più di un concetto fisico, lo spazio è un principio che comprende tre dimensioni principali:

Spazio fisico

È l’ambiente tangibile in cui si vive: la casa, l’ufficio, i luoghi di studio e i luoghi pubblici frequentati. Luci, colori, disposizione dei mobili, ordine e rumore appartengono a questa dimensione. Il modo in cui questi elementi sono organizzati influisce direttamente su concentrazione, stress e produttività.

Spazio mentale

Lo spazio mentale riguarda l’ordine dei pensieri, la chiarezza delle priorità e la capacità di fare spazio nella mente per idee nuove. Un “desktop” mentale sovraccarico limita la creatività e mantiene la persona in modalità sopravvivenza anziché in modalità creativa.

Spazio relazionale

Le relazioni formano lo spazio sociale. Le persone che frequentiamo, i limiti emotivi che stabiliscono e i ruoli che ricopriamo definiscono il contesto in cui si agitano le nostre energie. Relazioni incoerenti o tossiche consumano risorse emotive e riducono la capacità di perseguire obiettivi.

La ricerca filosofica e scientifica, da Aristotele fino alle neuroscienze moderne, conferma che l’ambiente plasma modo di pensare, sentire e agire. In altre parole, il contesto non è neutro: può sostenere o ostacolare la crescita personale.

Problema: cosa accade quando lo spazio è caotico o incoerente

Quando lo spazio è disordinato, incoerente rispetto ai valori personali o affollato da stimoli non desiderati, si attivano reazioni psicofisiologiche precise:

  • Perdita di chiarezza mentale: la mente fatica a distinguere ciò che è importante da ciò che è superfluo.
  • Incremento dello stress: il disordine ambientale stimola uno stato di allerta prolungato.
  • Riduzione della capacità di concentrazione: troppi stimoli creano rumore di fondo che limita il pensiero profondo.
  • Modalità “sopravvivenza”: si tende a reagire anziché a pianificare e creare.
  • Perdita di controllo percepita: la sensazione che il percorso personale sia gestito dalle circostanze e non dalle proprie scelte.

Questi effetti si amplificano nel tempo. Spazi e relazioni incoerenti con i propri valori possono consumare energia senza che la persona se ne renda pienamente conto. L’esperienza quotidiana può quindi degenerare in una routine di consumo energetico piuttosto che in un percorso di crescita e creazione.

Reazione: come riprendere il controllo dello spazio

La reazione proposta dal Metodo S.T.E.P. si articola in passi concreti e osservabili. L’approccio è: osservare, intervenire con azioni semplici ma efficaci e mantenere la coerenza nel tempo.

1. Osservare con attenzione

Il primo passo è diagnostico: valutare quali spazi nutrono e quali drenano. Un’osservazione metodica evita cambiamenti caotici e spreco di energie. Domande utili per l’osservazione:

  • Quali ambienti mi fanno stare bene e perché?
  • Quali luoghi o persone mi lasciano esausto?
  • In quali contesti la mia produttività cala o sale?
  • Qual è il mio “rumore di fondo” quotidiano (notifiche, persone, suoni)?

2. Eliminare il superfluo

Ridurre il “rumore” è spesso la leva più potente. Questo vale per oggetti fisici, impegni non necessari, relazioni che consumano ma non restituiscono, e per i contenuti digitali. Principi pratici:

  • Decluttering fisico: meno oggetti inutili, più chiarezza.
  • Decluttering digitale: archiviare o eliminare email, app, notifiche non essenziali.
  • Impegni: cancellare o delegare attività che non portano valore.

3. Organizzare zone dedicate

Creare spazi funzionali favorisce l’entrata in uno stato mentale coerente con l’attività. Ad esempio:

  • Zona lavoro: area dedicata senza elementi di distrazione.
  • Zona relax: spazio dove è permesso disconnettersi e rigenerarsi.
  • Angolo creativo: luogo con materiali e stimoli per idee e progetti.

La soluzione non richiede grandi investimenti: spesso una diversa disposizione dei mobili, una buona illuminazione o l’eliminazione di elementi visivi distraenti fanno la differenza.

4. Scegliere ambienti e relazioni che riflettano la persona che si vuole diventare

Lo spazio è anche identità. Se si desidera diventare più produttivi, circondarsi di persone, luoghi e abitudini che incarnano questa qualità accelera il cambiamento. La chiarezza genera scelte: “La libertà è scelta”.

5. Coltivare la coerenza

La trasformazione dello spazio è efficace solo se mantenuta nel tempo. Piccoli rituali quotidiani (es. 10 minuti di riordino prima di terminare la giornata) aiutano a mantenere lo spazio allineato ai valori personali.

Checklist pratica: cosa fare subito

  • Fai una fotografia del luogo dove lavori/studi e confrontala ogni settimana per monitorare i cambiamenti.
  • Applica la regola dei 3: buttare, conservare, donare. Per ogni oggetto chiediti: lo uso realmente?
  • Definisci 3 zone nella casa/ufficio e assegna regole chiare per ciascuna.
  • Imposta limiti digitali: disattiva le notifiche non essenziali per 90 minuti al giorno.
  • Fai un “inventario relazionale”: identifica 3 relazioni che ti sostengono e 3 che consumano energia.

Strumenti pratici per riprogettare lo spazio

Il Metodo S.T.E.P. integra tecniche di coaching, PNL e scienze umane. Ecco tre strumenti specifici e come applicarli per trasformare lo spazio in un acceleratore del cambiamento.

1. Ancoraggio spaziale (PNL)

L’ancoraggio è una tecnica della Programmazione Neuro-Linguistica che associa stati interni a stimoli esterni. L’ancoraggio spaziale significa associare un luogo a uno stato emotivo o cognitivo specifico.

Come fare:

  1. Scegli lo stato desiderato (focus, calma, creatività).
  2. Individua un luogo specifico (una sedia, un angolo, una luce).
  3. Associa lo stato al luogo: mentre sei in quello stato, rinforza l’associazione con un gesto o una parola breve.
  4. Ripeti l’operazione più volte per consolidare l’ancora.

Risultato pratico: entrando in quel luogo o ripetendo il gesto/ parola, il cervello tende a richiamare lo stato associato, facilitando l’entrata in focus o rilassamento.

2. Ruota della vita adattata agli spazi (coaching)

La tradizionale Ruota della Vita è uno strumento di coaching che valuta le aree di soddisfazione della vita. Adattata allo spazio, permette di valutare quanto i diversi ambienti supportano i valori e gli obiettivi personali.

Come utilizzare la Ruota degli Spazi:

  1. Dividi la ruota in settori: lavoro, casa, relazioni, salute, tempo libero, crescita personale, digitale, comunità.
  2. Valuta ogni settore da 0 a 10 rispetto a quanto lo spazio in quell’area supporta i tuoi valori.
  3. Identifica i settori più bassi e definisci una piccola azione correttiva per ciascuno.

Questo esercizio aiuta a indirizzare interventi mirati invece di fare cambiamenti generici e inefficaci.

3. Principi di ergonomia e psicologia ambientale

Le scienze umane offrono linee guida pratiche per ridurre stress e aumentare benessere e produttività. Elementi chiave:

  • Illuminazione: luce naturale preferibile; se assente, usare luci di temperatura adeguata per il task.
  • Rumore: gestire il rumore con cuffie, pannelli fonoassorbenti o orari silenziosi.
  • Colore e materiali: colori calmi per aree di concentrazione, colori stimolanti per aree creative.
  • Postura: sedute e scrivanie ergonomiche riducono fatica fisica e mentale.
  • Ordine visivo: ridurre il disordine visivo davanti al campo per migliorare attenzione.

Applicare questi principi riduce la domanda cognitiva e libera risorse per attività ad alto valore.

Bias cognitivi legati allo spazio e come superarli

Il cambiamento dello spazio non è solo una questione pratica: la mente oppone resistenze che vanno riconosciute e gestite. Ecco alcuni bias comuni e strategie per superarli.

1. Status quo bias

Tendenza a preferire lo stato attuale anche quando è subottimale. Per superarlo: micro-esperimenti. Modifiche minime e reversibili (es. spostare una pianta o provare una nuova disposizione per una settimana) riducono la paura del cambiamento.

2. Effetto dotazione (endowment effect)

Attribuire più valore a ciò che possediamo rispetto al suo valore reale. Per contrastarlo: fare l’”inventario freddo” chiedendosi se l’oggetto è stato usato negli ultimi 6 mesi; se no, considerare la donazione o la vendita.

3. Sunk cost fallacy

Mantenere oggetti, abitudini o relazioni per il tempo e denaro già investiti. Strategia: adottare una prospettiva futura: “Cosa mi serve per i prossimi 12 mesi?” piuttosto che “Quanto ho investito finora?”

4. Familiarity bias

Preferire ciò che è conosciuto. Per superarlo: introduzione graduale di nuove routine e ambienti con ricompense immediate per motivare la permanenza nel cambiamento.

5. Choice overload

Troppe opzioni portano a procrastinazione. Ridurre scelte a un massimo di 3 alternative e limitare il tempo decisionale per evitare paralisi.

Conoscere questi bias permette di progettare cambiamenti dello spazio con strategie che riducono la resistenza cognitiva e aumentano la probabilità di successo.

Integrare lo spazio con Tempo, Energia e Programmazione

Il Metodo S.T.E.P. è olistico: spazio, tempo, energia e programmazione sono interconnessi. Migliorare lo spazio produce effetti ricorsivi sul tempo (migliore gestione), sull’energia (meno spreco e più rigenerazione) e sulla programmazione (maggiore capacità di pianificare e realizzare obiettivi).

Esempi di integrazione:

  • Spazio ordinato → meno tempo perso a cercare → più tempo per attività ad alto impatto.
  • Zone dedicate (spazio) + routine giornaliera (programmazione) → entrata rapida in flow → migliore gestione dell’energia.
  • Ergonomia (spazio) + pause attive programmate (tempo) → riduzione della fatica fisica e mentale.

Il cambiamento in uno dei pilastri rafforza gli altri: perciò il percorso proposto è progressivo e sostenibile.

Piano d’azione pratico: sfida di 30 giorni

Qui di seguito un piano strutturato per trasformare lo spazio in 30 giorni. L’obiettivo è ottenere progressi reali e sostenibili, non perfezione istantanea.

Settimana 1 — Osservare e liberare

  1. Giorno 1-2: Fai una foto dei tuoi ambienti principali (lavoro, riposo, cucina). Prendi nota delle sensazioni.
  2. Giorno 3-5: Decluttering fisico seguendo la regola dei 3 (butta/conserva/dona). Dedica 30 minuti al giorno.
  3. Giorno 6-7: Decluttering digitale: cancella app inutili, organizza cartelle e disattiva notifiche non essenziali.

Settimana 2 — Zone e ancoraggi

  1. Giorno 8-9: Assegna funzioni chiare a 3 zone principali (lavoro, relax, creazione).
  2. Giorno 10-12: Applica l’ancoraggio spaziale: scegli un luogo per il focus e legalo a un gesto/ parola.
  3. Giorno 13-14: Introduci un rituale di inizio e fine presenza nello spazio di lavoro (es. riorganizzare la scrivania per 5 minuti).

Settimana 3 — Ergonomia e psicologia ambientale

  1. Giorno 15-17: Ottimizza illuminazione e postura: regola sedia, schermo e luci.
  2. Giorno 18-19: Riduci rumore: prova cuffie o orari “silenziosi”.
  3. Giorno 20-21: Cura colori e materiali: aggiungi elementi visivi che favoriscono la calma o la creatività a seconda della zona.

Settimana 4 — Consolidare e integrare

  1. Giorno 22-24: Valuta con la Ruota degli Spazi le aree migliorate e quelle ancora da intervenire.
  2. Giorno 25-27: Introduci micro-abitudini per mantenere ordine (10 minuti di riordino quotidiano).
  3. Giorno 28-30: Fai un bilancio: fotografa nuovamente gli ambienti e confronta sensazioni e performance con l’inizio del percorso.

Questo piano è modulare: si può accelerare o rallentare in base alle esigenze personali.

FAQ: ostacoli comuni e soluzioni rapide

Non ho budget per cambiare casa/ufficio: cosa fare?

La maggior parte delle modifiche efficaci non richiedono denaro: riorganizzare, eliminare superfluo, gestire il digitale e definire zone sono interventi a costo zero. Anche piccoli dettagli come la posizione della lampada o la pulizia visiva fanno grande differenza.

Non ho tempo per il decluttering

Usare micro-sessioni (10-15 minuti) è spesso più sostenibile. La regola della pomodorina può aiutare: 25 minuti di lavoro concentrato + 5 minuti di riordino.

Le persone con cui vivo non partecipano al cambiamento

Dialogo e negoziazione sono fondamentali. Proporre esperimenti temporanei e condividere i benefici percepiti può coinvolgere gli altri. Se non è possibile, creare micro-zone personali rimane una soluzione.

Temo che eliminare oggetti mi faccia pentire

Usare soluzioni reversibili: scatole “in attesa” dove mettere oggetti per 3 mesi. Se non vengono usati, divengono facilmente donabili.

Conclusione: lo spazio come primo alleato

Lo spazio è il primo pilastro del Metodo S.T.E.P. perché è il contesto in cui si svolge la vita quotidiana. Un ambiente coerente con i propri valori libera energia, facilita il focus e sostiene la programmazione delle azioni significative. Come sintetizza il metodo: “Vestire lo spazio significa prendere il controllo del contesto per trasformarlo in un alleato della tua crescita”.

“Uno spazio ordinato e coerente con i tuoi valori diventa un alleato che ti aiuta a mantenere energia, focus e chiarezza verso i tuoi obiettivi.”

Il percorso proposto combina osservazione, azione e strumenti di PNL, coaching e scienze umane per creare cambiamenti reali e sostenibili. Cambiare lo spazio non è un’operazione estetica: è un investimento strategico nella qualità dell’attenzione, della motivazione e della capacità di creare la vita desiderata.

Se si desidera approfondire il Metodo S.T.E.P. e passare agli altri pilastri — Tempo, Energia e Programmazione — la strada è già tracciata: iniziare dallo spazio è il primo passo più logico e potente.

Per chi vuole intraprendere questo percorso, iniziare con il piano di 30 giorni sopra descritto è una scelta efficace e realizzabile. Ogni piccolo cambiamento, applicato con coerenza, accumula effetti generativi che si riverberano su tutta la vita.

Buona trasformazione: prendersi cura dello spazio significa prendersi cura di sé.