Il Proprio Codice, La Propria Via – Parte 4

il proprio codice parte 4

116.

Ogni ricordo, di persona o evento passato nell’esistenza, serbato nella memoria dall’interiorità di un soggetto, pacificata ed equilibrata con e in sé stessa, non potrà mai smarrirsi al suo interno poiché sarà sempre visto da questa come un passo verso l’accrescimento, l’accettazione e la conoscenza di sé stessa. All’interno del cammino personale sulla strada del cambiamento di un soggetto, anche il più piccolo e insignificante evento o incontro deve avere il suo posto, non solo quelli eclatanti capaci di segnare l’interiorità. Spesso, dietro un evento clamoroso e importante dell’esistenza di un individuo si cela una sequela di fatti trascurabili aventi comunque delle conseguenze sull’evento considerevole che ad essi si intreccia, di cui non sempre, ma solo successivamente, si sarà  in grado di comprendere la rilevante portata. Spesso un soggetto è incapace di capire che la grandezza di un evento della propria esistenza si cela dietro dei piccoli accadimenti, nei dettagli di fatti o incontri con altri che si ritenga abbiano agito su di sé e sulla propria esistenza solo marginalmente.

117.

Ogni soggetto incapace di dimostrare nella sua interiorità comprensione per l’altro, quando sia lui o l’altro si trovino rispettivamente in momento dell’esistenza accompagnato da una condizione sfavorevole o favorevole per sé, non sarà nemmeno capace, se abbandonato da tutti, di rimanere solo con sé stesso in un momento di avversità. L’incapacità di un soggetto di comprendere, sempre e comunque l’altro, si accompagna nella sua interiorità all’impossibilità di farlo anche per sé stesso, poiché nel momento in un cui la sventura venisse a portarsi su di sé, essa non verrà compresa allo stesso modo di quando ricade sull’altro, precipitando un tale individuo nell’oscurità e nella dannazione dell’esistenza. Un soggetto, senza comprensione per l’altro, è talmente cieco e rinchiuso nella sua interiorità da ignorare che al mondo tutti si è sempre anche degli altri per ognuno, tutti ugualmente esposti alle medesime gioie e dolori, ai medesimi scherzi del destino che non fa mai distinzioni di sorta sul soggetto di cui burlarsi e beffarsi.

118.

Per un soggetto in possesso di un’interiorità pacificata ed equilibrata con e in sé stessa, il successo o l’insuccesso, le attitudini o i difetti altrui, qualsiasi cosa di cui un altro sia in possesso a sé mancante, non dovrà mai essere oggetto di giudizio, derisione o invidia. Il lasciare, per un individuo, che la propria interiorità si lasci guidare da sentimenti diversi dalla comprensione e dall’accettazione interale della figura dell’altro, non porterà che alla perdita del proprio equilibrio e della propria capacità di superare ogni difficoltà ed accettarsi sul proprio personale cammino sulla strada del cambiamento. Ogni soggetto esistendo è chiamato da e a un destino strettamente personale da compiere, in nessun modo o parte sostituibile o sovrapponibile a quello di un altro. Un destino ostacolato nel suo dispiegarsi e realizzarsi da ogni sentimento per l’altro e per il mondo, presente nell’interiorità, che sia diverso dal rispetto, dalla comprensione e dalla responsabilità verso di essi.

119.

Ogni soggetto è e sarà sempre e solo il medesimo soggetto; sé stesso. Non potrà mai essere un altro. Ogni soggetto è segnato, nell’interiorità e nell’esteriorità, da delle potenzialità dategli dal destino, attraverso la coppia genitrice, alla nascita, e che non vanno da esso rifiutate ma accolte e sviluppate fino alla loro estrema possibilità. In un soggetto il rifiuto delle proprie potenzialità e il desiderio di possesso di quelle altrui sono solo una maschera della paura della sua interiorità di non essere capace e di non possedere la volontà per essere pienamente sé stessa. L’invidia e la voglia in un soggetto di sostituirsi ad un altro, sono la distruzione della dignità della propria interiorità, di tutto sé stesso, del rispetto e dell’amore totale per il proprio essere un individuo unico ed irripetibile. Il sognare di essere un altro da parte di una persona equivale a perdere il rispetto di sé stessa; è volontà di annullarsi, di svilirsi, cancellarsi dall’esistenza nel mondo, trasformandosi nell’altro soggetto invidiato.

120.

Solo un soggetto in possesso di un’interiorità pacificata con ed in sé stessa, il cui equilibrio interiore sia stato raggiunto attraverso la formulazione e l’adesione ad un codice personale di condotta, ad una via d’azione, per ognuno variabile, ma comunque basata sul rispetto del dovere con sé stessi, la continenza, il dovere del rispetto e della comprensione per gli altri, sarà capace di aprirsi limpidamente ad un’interiorità altra per dare vita ad un rapporto non di conoscenza generica, oltre l’amicizia; un rapporto d’amore. Solo una persona in possesso di un’interiorità pacificata con sé stessa, con gli altri e con il mondo tutto, abile a restare in equilibrio in sé stessa, capace in pratica di accettarsi ed amarsi in ogni situazione e condizione, sarà altrettanto capace, con la massima intensità per sé possibile, di provare amore per un altro soggetto.