Introduzione: perché la Programmazione è il pilastro che fa la differenza
Programmare significa “scrivere in anticipo”: questa è l’etimologia che Luca richiama per ribaltare la percezione comune della parola. Non è un termine tecnologico chiuso in contesti informatici, né uno strumento fatto di rigide agende che soffocano la creatività. Al contrario, programmare è la capacità di dare una direzione consapevole alle proprie azioni, trasformando intenzioni in passi concreti e strategici. In altre parole, è l’arte di portare la potenza (idee, potenzialità) all’atto (azioni, risultati).
Nel Metodo S.T.E.P., la programmazione è vista come la cerniera che unisce Spazio, Tempo ed Energia: senza di essa, anche le migliori risorse restano disperse. Luca sottolinea come una programmazione efficace allinei mente, emozioni e comportamenti, rendendo percorsi evolutivi sostenibili e misurabili.
Che cos’è davvero la Programmazione?
Secondo l’approccio presentato, programmare è prima di tutto un’attività di pensiero anticipato: scrivere in anticipo chi si vuole essere, cosa si vuole ottenere e quali passi concreti si vogliono intraprendere. Non si tratta solo di calendari e to-do list, ma di costruire una mappa che unisca:
- una visione chiara (dove si vuole andare);
- una strategia (come arrivarci);
- azioni coerenti e sistemiche (cosa fare giorno per giorno).
Questa visione unisce strumenti classici del coaching, principi della PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), psicologia comportamentale e tecniche di goal setting per creare piani dinamici e adattabili.
«Programmare non è il linguaggio del robottino: è dare una direzione consapevole alle proprie azioni, trasformando intenzioni in passi concreti e strategici.» — Luca Torraco
I problemi di una cattiva programmazione
Una programmazione inefficace non libera energie: le dissipa. Quando la pianificazione è confusa, troppo rigida o scollegata dalla realtà emotiva e pratica di chi la mette in atto, il risultato è spesso stress, ansia e frustrazione. Luca elenca in maniera chiara i principali effetti negativi di una cattiva programmazione:
- Liste infinite senza priorità reali;
- Senso di colpa per obiettivi non raggiunti;
- Pianificazioni troppo rigide o vaghe;
- Procrastinazione e inseguimento dell’urgenza a scapito dell’importanza;
- Sensazione di non avere mai il controllo e perdita di energia;
- Logoramento della motivazione e diminuzione della fiducia in sé stessi.
Queste difficoltà sono lo specchio di una programmazione che non è stata pensata come sistema integrato: spazio, tempo ed energia continuano a essere gestiti separatamente o in modo reattivo, senza una guida che li allinei coerentemente alla visione personale.
La chiave: programmare con intenzione e dinamismo
La soluzione proposta è semplice nell’idea e impegnativa nella pratica: programmare con intenzione, trovando il giusto equilibrio tra struttura e flessibilità. Una buona programmazione non è uno schema rigido che limita l’adattamento, ma una struttura chiara che agevola decisioni rapide, creatività e reazione efficace ai cambiamenti.
Gli elementi essenziali di una programmazione efficace sono:
- Obiettivi chiari e ben formulati: non vaghi, ma concreti e legati a risultati misurabili;
- Prioritizzazione strategica: individuare ciò che è veramente importante e dedicargli risorse;
- Scomposizione in micro-azioni: trasformare grandi obiettivi in azioni semplici e realizzabili;
- Monitoraggio e revisione periodica: correggere il tiro, adattarsi a nuove priorità e mantenere alta la motivazione;
- Allineamento continuo: verificare che spazio, tempo ed energia siano coerenti con gli obiettivi.
Come evitare gli errori tipici nella programmazione
Per non cadere nelle insidie della pianificazione superficiale, è utile adottare poche regole operative:
- Definire un obiettivo principale per ogni periodo (giorno, settimana, mese).
- Limitare le priorità a un numero gestibile (3 massimo per giornata strategica).
- Pianificare gli impegni in funzione del livello energetico (quando si è più produttivi fare compiti ad alto valore).
- Riservare blocchi fissi per revisione e riflessione (giornaliera e settimanale).
- Prevedere margini per imprevisti e creatività: la programmazione non uccide la libertà, la protegge.
Strumenti pratici integrati nel Metodo S.T.E.P.
Il Metodo S.T.E.P. non propone strumenti nuovi per il gusto di farlo, ma integra metodologie comprovate per creare piani che funzionano. Tra le tecniche citate troviamo:
- PNL e visualizzazione strutturata: associare emozioni e motivazioni agli obiettivi rende la pianificazione più radicata e guida il comportamento in modo sistemico.
- Coaching e GROW: strutturare sessioni di auto-coaching con domande su Goal, Reality, Options e Will per mantenere chiarezza e responsabilità.
- Goal setting SMART: obiettivi Specifici, Misurabili, Achievable (Raggiungibili), Realistici e Temporizzati.
- Psicologia comportamentale: applicare principi di micro-ricompensa e rinforzo per costruire abitudini sostenibili.
- Micropianificazione e revisione periodica: frammentare obiettivi in micro-azioni e rivedere progressi con regolarità per aggiustare il percorso.
Questi strumenti non sono isolati: nel Metodo S.T.E.P. vengono combinati in modo che la pianificazione diventi un sistema vivo, che si adatta alle esigenze e alle risorse dell’individuo.
Esempio pratico: un piano dinamico in tre passi
Ecco un esercizio semplice che mette insieme i concetti sopra descritti:
- Visione: scrivere in una frase cosa si vuole ottenere in 12 mesi (es. “Aumentare il fatturato personale del 20% e ridurre le ore lavorative non strategic di 5 ore a settimana”).
- Strategia: identificare 3 leve principali (es. migliorare l’offerta, delegare attività operative, automatizzare processi).
- Microazioni: definire per ogni leva 5 microazioni realizzabili in 7 giorni (es. chiamare 3 potenziali partner, creare una checklist di delega, impostare un’automazione email).
Ogni settimana si rivede quanto fatto, si corregge in funzione dei risultati e si ripianifica la settimana successiva. Questo ciclo di micro-pianificazione e revisione è ciò che rende il piano dinamico e sostenibile.
Programmare lo Spazio, il Tempo e l’Energia
Una delle intuizioni centrali del Metodo S.T.E.P. è che la programmazione deve toccare in modo esplicito e parallelo tre dimensioni: spazio, tempo ed energia. Se manca un allineamento tra queste, il piano si rompe. Ecco come operare su ognuna:
Spazio
- Audit dello spazio: analizzare l’ambiente fisico (casa, ufficio) e digitale (email, file) per eliminare distrazioni e ottimizzare flussi di lavoro.
- Organizzazione funzionale: dedicare spazi per compiti specifici (creatività, amministrazione, riposo) e rispettarne l’uso.
- Decluttering periodico: ridurre l’eccesso è una pratica di libertà che libera energia mentale e pratica.
Tempo
- Blocchi temporali: pianificare blocchi di lavoro concentrato (deep work) alternati a pause e attività a basso carico cognitivo.
- Calendario strategico: fare planning settimanale e giornaliero a partire dalle priorità, non dalle urgenze.
- Rituali di inizio e fine giornata: adottare routine per entrare e uscire dallo stato produttivo.
Energia
- Bilancio energetico quotidiano: monitorare attività che danno energia vs. quelle che la consumano.
- Allineare attività ad alto valore al picco energetico personale (es. mattina per alcuni, sera per altri).
- Gestione del recupero: sonno, pausa, movimento, nutrizione come parte integrante della programmazione.
Quando spazio, tempo ed energia sono programmati insieme, le scelte diventano più semplici e l’azione più efficace.
Checklist operativa: come iniziare oggi
Per tradurre la teoria in pratica, ecco una checklist immediata che chiunque può applicare oggi stesso, seguendo i consigli del Metodo S.T.E.P.:
- Fermarsi 30 minuti per scrivere la propria visione a 12 mesi.
- Scegliere fino a 3 obiettivi strategici legati a quella visione.
- Per ogni obiettivo, definire 3-5 microazioni da compiere entro la settimana.
- Creare un piano settimanale con blocchi di tempo dedicati alle microazioni.
- Fare un audit rapido dello spazio e togliere almeno tre distrazioni immediate.
- Annotare il proprio livello energetico medio nelle varie fasce orarie della giornata.
- Pianificare una revisione settimanale di 30 minuti per monitorare i progressi.
Questa checklist è un primo passo verso una programmazione che non schiaccia, ma libera.
Come usare la PNL e la visualizzazione nella programmazione
La PNL applicata alla programmazione aiuta a collegare gli obiettivi a stati emotivi e comportamenti osservabili. La visualizzazione strutturata, suggerita da Luca, è una tecnica che permette di “provare” mentalmente il risultato desiderato, creando un ponte emotivo che motiva all’azione.
Pratica semplice di visualizzazione:
- Scegliere un obiettivo specifico.
- Immaginare con dettagli sensoriali la situazione di successo (cosa si vede, si sente, si prova).
- Associare una breve frase motivante (ancora verbale) da ripetere prima dell’azione.
- Ripetere per 5 minuti ogni mattina prima di iniziare il lavoro principale.
Questa pratica favorisce coerenza tra mente e comportamento, rendendo più probabile il completamento delle microazioni pianificate.
Micropianificazione e psicologia comportamentale: costruire abitudini
La micro-pianificazione si basa sul principio che grandi cambiamenti nascono da piccole azioni ripetute. La psicologia comportamentale conferma che abitudini ben costruite riducono la necessità di forza di volontà e aumentano le probabilità di successo.
Strategie utili:
- Implementare “trigger” chiari (es. una posizione fisica, un orario) che inneschino l’azione desiderata.
- Usare la regola dei 2 minuti: rendere l’inizio dell’abitudine così semplice che sia difficile rifiutare.
- Premiare progressi anche piccoli per creare rinforzi positivi.
- Rivedere e adattare il piano se un’abitudine non si instaura entro 30-60 giorni.
Struttura di revisione: come monitorare e adattare il piano
Monitorare i progressi è fondamentale. Luca raccomanda revisioni a diversi livelli temporali per mantenere il piano allineato e dinamico:
- Revisione giornaliera: breve check serale su cosa è andato e cosa no.
- Revisione settimanale: 30–60 minuti per pianificare la settimana successiva e correggere errori.
- Revisione mensile: valutare metriche chiave e adeguare strategie.
- Revisione trimestrale/annuale: rivedere la visione a lungo termine e riallineare gli obiettivi principali.
Questa scala temporale consente di avere feedback continui senza perdersi in microgestione o, al contrario, nella vaghezza delle revisioni troppo rare.
Eliminare il superfluo: la regola della riduzione
Un concetto ricorrente nel metodo è la riduzione del superfluo: eliminare attività, persone e abitudini che consumano energia senza generare valore. Luca parla di ridurre “problema, reazione, soluzione” e di fare spazio alle scelte intenzionali.
Passi pratici per ridurre il superfluo:
- Identificare attività che non contribuiscono agli obiettivi strategici.
- Delegare o automatizzare ciò che è routinario ma necessario.
- Imparare a dire “no” a richieste che deviano risorse fondamentali.
- Fare pulizia di relazioni o abitudini che drenano energia senza benefici reciproci.
La libertà programmata non è solo l’accumulo di scelte positive, ma anche la sottrazione consapevole di ciò che ostacola.
Cognitive bias e schemi mentali: perché influenzano la programmazione
Luca annuncia che i prossimi approfondimenti tratteranno dei bias cognitivi e degli schemi mentali che portano a cattive scelte di spazio, tempo ed energia. È importante anticipare che molti errori di pianificazione non sono dovuti a scarsa motivazione, ma a distorsioni percettive (es. sovrastima del tempo necessario, preferenza per ricompense immediate, avversione alla perdita).
Essere consapevoli di questi bias aiuta a costruire sistemi più robusti che prevedano errori prevedibili e li riducano a discrepanze correggibili.
Esempio reale: trasformare il caos in programmazione
Prendiamo il caso di “Giulia”, professionista che vive una routine caotica: lista di compiti infinita, sensazione di non arrivare mai, scarsa qualità del sonno. Applicando il Metodo S.T.E.P. in 6 settimane, le azioni chiave sono state:
- Visione a 12 mesi: migliorare qualità della vita lavorativa riducendo ore improduttive del 30%.
- Audit spazio-tempo-energia: identificazione di due ore della giornata ad alto rendimento, eliminazione di 5 notifiche non necessarie, riorganizzazione della scrivania.
- Obiettivi SMART: due obiettivi mensili misurabili (completare progetto X e delegare attività Y).
- Microazioni settimanali: 3 azioni concrete ripetute ogni settimana (contattare partner, impostare automazioni, routine mattutina).
- Revisione settimanale: 30 minuti ogni venerdì per correggere e pianificare.
Risultato: dopo 6 settimane Giulia ha ridotto il tempo perso in attività basse a valore, migliorato il ritmo sonno/veglia e avviato processi di delega che le hanno liberato 6 ore settimanali per attività strategiche.
Conclusione: programmare per essere più liberi
La programmazione, secondo il Metodo S.T.E.P. e le parole di Luca Torraco, non è una gabbia, ma lo strumento che permette di accedere a più libertà. Scrivere in anticipo significa scegliere consapevolmente dove mettere attenzione ed energia invece di reagire perpetuamente a stimoli esterni.
«Se non sapete dove siete e dove volete arrivare, non potete programmare: diventerete reattivi e perderete la libertà.» — Luca Torraco
Programmare significa anche essere disposti a eliminare: persone, abitudini, spese e attività che non servono. Significa adottare strumenti pratici (PNL, GROW, SMART, micropianificazione, revisione) e applicarli con disciplina morbida: struttura sì, ma adattabilità sempre.
Per chi vuole iniziare, il suggerimento è pratico e immediato: fare il check di spazio, tempo ed energia, definire una visione a 12 mesi, scegliere 3 obiettivi strategici e scomporli in microazioni settimanali. Poi? Rivedere, adattare, ripetere. La programmazione diventa così un’abitudine che produce risultati concreti e sostenibili nel tempo.
Invito a progredire
MindCo e Luca Torraco anticipano che i prossimi contenuti affronteranno i bias cognitivi e gli schemi mentali che ostacolano una buona gestione di spazio, tempo ed energia. Chi desidera approfondire può seguire la serie per acquisire strumenti pratici e scientifici utili a creare una vita progettata invece che subita.
Il percorso verso la libertà programmata è graduale: richiede onestà, azioni ripetute e una buona dose di sperimentazione. Ma con un metodo chiaro e strumenti appropriati è possibile trasformare la frustrazione in progresso e la confusione in risultati.
Ricapitolando: i passi fondamentali del Metodo S.T.E.P. per la Programmazione
- Definire una visione a lungo termine (12 mesi);
- Scegliere obiettivi SMART e strategici;
- Scomporre gli obiettivi in microazioni settimanali;
- Allineare spazio, tempo ed energia nel planning;
- Usare strumenti di PNL, coaching e psicologia comportamentale;
- Revisare con frequenza (giornaliera, settimanale, mensile);
- Eliminare il superfluo per liberare risorse;
- Monitorare i bias cognitivi e adattare il piano.
Con questi elementi, la programmazione cessa di essere un esercizio sterile e diventa il principale alleato per evolvere: non più semplici liste, ma percorsi intenzionali che trasformano pensieri in azioni e risultati. La sfida è iniziare: un piccolo passo coerente oggi può aprire la strada a grandi cambiamenti domani.

